L’Italia nella parabola di Berlusconi Alberto Frasher

L’Italia nella parabola di Berlusconi  Alberto Frasher

© 2018 Europa Edizioni s.r.l. | Roma | ISBN 978-88-9384-599-1 | I edizione aprile 2018

Alla memoria dei miei genitori
Maria Venturi e Francesco P. Frasher

INTRODUZIONE

“Tra coloro che cercano la verità non esiste alcuna autorità umana. Chiunque tenti di fare il magistrato viene travolto dalle risate degli dei”. Albert Einstein

Nel lontano 2001 scrissi un saggio su Berlusconi ma, nonostante i consigli dei miei amici, decisi di non pubblicarlo. Era la vigilia delle elezioni politiche. Non ero entusiasta del personaggio e l’unica cosa di cui mi credevo convinto riguardava la mia dificoltà di comprendere la personalità di quest’uomo, tra il Saper Fare e la Politica, tra il passato e il futuro. Il tempo riesce a maturare anche i sassi, diceva mio nonno. E non aveva tutti i torti. Con il passare del tempo mi sono reso conto di una sorprendente equivalenza, se pur strana, tra la conoscenza dell’Italia e la comprensione della parabola di Berlusconi. Nella sua parabola io conobbi meglio la nostra realtà e vari aspetti della crisi. Ugualmente, frugando tra i peccati e le verità nascoste dell’Italia, credo di aver compreso l’anima e la mente dell’Uomo coraggioso che odiava le ideologie, ma che paradossalmente vi rimase intrappolato.

I cittadini e gran parte del mondo della cultura conoscevano bene la differenza tra Destra e Sinistra, tra il Bene e il Male proprio come tramandata dai classici del pensiero moderno occidentale, ormai sostanzialmente fermo da più di un secolo. Ma… purtroppo, questa formale e antiquata conoscenza che si credeva in grado di dare il voto all’evento Berlusconi, si è allegramente trasformata in pregiudizio. Trascurando la sensibilità della società, i partiti tradizionali non potevano comprendere, tanto meno condividere, l’idea di una democrazia moderna concepita dal cittadino imprenditore, in aperto conlitto con la mediocrità del sistema.

Non è mia intenzione analizzare l’attività dei governi guidati da Berlusconi. Questa mia scelta deriva dall’esigenza di non pregiudicare la ricerca dei signiicati di un particolare evento, come ritengo che sia il suo ingresso in politica. Così facendo, credo di poter evitare l’ipocrisia che ha caratterizzato la classe politica nell’accogliere nel suo tempio un cittadino imprenditore. Vorrei nient’altro che analizzare e comprendere i signiicati più profondi della sua parabola. Perché mai, nella stagione dell’esplosione del malcontento un cittadino imprenditore decide di scendere in campo e con un consenso, nel tempo impressionante, riesce a guidare i governi più longevi della storia repubblicana? In cosa consistono la forza e la sua determinazione?

Quando nel corso delle osservazioni personali, diventiamo consapevoli della necessità di rendere pubblico il nostro punto di vista sulla crisi, non solo dei numeri ma soprattutto di ordine culturale, allora abbiamo il dovere di analizzare il mondo che viviamo e di giustiicare le nostre convinzioni afinché la comunità possa condividere le nostre conclusioni.

Non si può fare a meno di renderci consapevoli dei signiicati che la parabola di Berlusconi esprime. Nella storia affascinante e drammatica di quest’uomo dobbiamo e possiamo conoscere i suoi limiti, il nostro tempo, il sistema e anche noi stessi. Altrimenti i mali di oggi saranno percepiti e interpretati come espressione di un destino cui fatalmente non ci si può sfuggire e, allora, tutto come prima e peggio di prima.

Alle critiche che cittadini e giornalisti fanno alla classe politica, non corrisponde un’esigenza di dialogo con il mondo della ricerca e della cultura, con i giovani e con i cittadini. Alle critiche arrivano risposte prefabbricate del tipo “Non siamo tutti uguali!”. Io non posso perdere d’occhio una pura verità che cercherò di riassumere in poche righe e che si rivolge alla classe politica.

Ci sono due aspetti che riguardano il concetto un po’ evasivo della politica.

Il primo è l’ideale che deve esserci nella funzione dei partiti e per questo nobile ideale dobbiamo rispetto alla classe politica.

Il secondo aspetto riguarda il dovere del cittadino di osservare la politica e la sua evoluzione senza mai risparmiare critiche. Penso che quest’ultima attenzione allo spirito critico del cittadino e all’universo culturale della nazione, derivi dal rispetto che portiamo alla nobiltà e all’ideale della politica.

Nel valutare i grandi e insoliti eventi della società credo che sia prudente di stare alla larga dal Sistema, dalla sua Prassi, Regole e Conoscenze, a volte fonte di pregiudizio. Stiamo ascoltando da un ventennio i tamburi quotidiani dei politici che addormentano il libero pensiero del cittadino invadendo ogni sera gli schermi delle TV nazionali e regionali, pubbliche e private. Nel dibattito politico il ruolo guida deve essere del mondo della cultura e del cittadino; altrimenti il lusso irresistibile dei politici che invade gli schermi delle TV, trasformerà la nostra quiete serale in sedute di pura propaganda, noiosa e spesso incomprensibile.

Ritengo necessaria questa rilessione poiché riguarda una delle fasi più interessanti della nostra storia del dopoguerra. Questa fase conobbe il coraggio di un cittadino imprenditore di diventare il simbolo delle contraddizioni e del conlitto tra la classe politica e la nazione, tra il mondo della cultura e la realtà di una politica endemica, tra la libertà del cittadino tristemente felice e la morsa asissiante della prepotenza assurda dei governanti.

Viviamo grazie all’energia solare che arriva per via delle radiazioni. Sono radiazioni che una certa opinione considera pericolose facendo aumentare il consumo di creme protettive. Addirittura il Sole viene accusato dei problemi della nostra pelle. Invece, non è colpa delle radiazioni. Il loro male si deve all’atmosfera ormai alterata dalle nostre attività inquinanti e che non è più in grado di garantirci la protezione come ha fatto nei millenni. Lo stesso è successo con l’evento Berlusconi. La maggior parte delle critiche,
a lui rivolte, ormai credo siano state meschine, invecchiate e sostanzialmente diluite nel nulla come orme sull’acqua. Probabilmente questo si è veriicato poiché a volte le critiche sono state moralistiche, non convincenti e altre, peggio ancora, un po’ dilettantesche e senza mai raggiungere il livello di un’analisi che il cittadino avrebbe gradito. In entrambi i casi temo che sia trattato di una scarsa saggezza e di un eccesso di conformismo. Entrambi i motivi trovano l’origine nelle ideologie che hanno dominato il pensiero politico del dopoguerra.

Mi considero un cittadino che ha vissuto La Parabola di Berlusconi, nauseato nel tempo da tante ipocrisie. D’altronde mi sono sentito sempre più convinto dei messaggi profondi che tale parabola ha signiicato per la realtà italiana. Sostanzialmente sono messaggi che riguardano l’Universo dei nostri diritti, ormai malridotti dalla realtà dell’azione politica. Vincoli e restrizioni di natura economica incidono sui gradi di libertà del cittadino, iglio di quest’Italia affascinante che con il suo background storico culturale ha segnato la civiltà occidentale sin dalla sua antichità.

Non credo che il linguaggio della ilosoia sia particolarmente indicato nel cercare e poi spiegare al cittadino i messaggi della Parabola di Berlusconi. Il suo linguaggio, a volte, è troppo articolato in concetti e teorie di routine che poco interessano il cittadino. I grandi messaggi della storia hanno bisogno di un linguaggio semplice, proprio di quello della saggezza. Sarebbe l’unico linguaggio in grado di esprimere il punto di vista del cittadino e alcune Verità, oggi assai importanti e, perché no, anche nel futuro.

La figura di Berlusconi entra in scena nel bel mezzo di una crisi profonda della società che, prima di lui, i maestri della politica facevano finta di non vedere. Loro sorvolavano il conflitto crescente tra cittadino e politica, come se niente fosse.

Sono passati più di vent’anni da quando Berlusconi è presente nei pensieri e nelle speranze dei cittadini per uno Stato più ragionevole e meno padrone. Sarebbe stata questa una delle tante condizioni necessarie per garantire una relativa libertà nella vita del cittadino, nei suoi aspetti fondamentali: economico, culturale e politico.

Sono in tanti a parlare, ogni tanto, di un suo possibile tramonto, ma questa ipotesi mi sembra improbabile. La sua eterna e solida presenza nel dibattito politico della nazione credo che dipenda dalla modernità della sua idea di Stato. Nel pensiero di Berlusconi lo Stato deve saper conciliare le proprie esigenze con le libertà individuali e nel rispetto dei diritti naturali, come i padri del liberalismo, John Locke in testa, hanno da secoli impresso nel DNA delle democrazie occidentali. Queste libertà non prescindono dalla realtà economica, poiché restano strettamente legate alla qualità della vita.

Da imprenditore, credo il più straordinario del dopoguerra, lui ha ben conosciuto i vizi del potere. Sono stati immensi i suoi contributi per le casse dello Stato, gestite da politici sempre più innamorati dell’odore dei soldi. La sua parabola, già negli anni settanta, lo vede un imprenditore creativo e di successo. Il suo carisma, da almeno 50 anni, ha creato nell’immaginazione collettiva la voglia di saper competere e di poter migliorare la propria condizione di vita. Fa parte della natura umana l’attrazione verso il benessere, anche relativo, come condizione imprescindibile della felicità.

La serenità e la fiducia reciproca tra cittadino e potere diventano un problema sempre più delicato della nostra cara esistenza. La precarietà pure. Sembrano affermazioni logiche; forse, ma nella realtà nostrana non è proprio così. Assistiamo da molti anni a una crisi interminabile che sostanzialmente non abbiamo analizzato nei suoi tratti fondamentali. Intendo le caratteristiche e i veri motivi che rendono la nostra una delle crisi più anomale e profonde del mondo occidentale. A volte assistiamo alla rassegnazione impressionante davanti a misure inammissibili per una società democratica. Ne faccio un esempio: i decreti governativi che autorizzano l’amministrazione pubblica a frugare nei conti correnti del cittadino violano i diritti elementari di una società civile.
Strano, ma questa intromissione dei governanti nella privacy del cittadino, non ha creato sdegno e rivolta da parte della società.

Berlusconi è stato il primo uomo politico a porre il problema delle libertà denunciando lo strapotere dello stato. Perché libertà non significa poter chiacchierare al bar, ma veder rispettati i diritti fondamentali dell’Uomo. La differenza tra lui e la classe politica sta proprio nel fatto che quest’ultima non si è mai posto il problema delle libertà del cittadino che, nella realtà dei fatti, gradualmente hanno subito delle limitazioni da non trascurare.

Ritengo molto diffuso il comportamento di rassegnazione nei confronti del Male che, ahimè, frequentemente è presente nelle azioni dei nostri governi. Pagare oggi una tassa per la guerra dell’Abissinia (terminata ormai da oltre un secolo) o della crisi di Suez degli anni cinquanta, signiica offendere la dignità umana. Allora… come mai questo silenzio dei cittadini e del mondo della cultura?

Il filosofo Habermas 1 considerava inconcepibile la mentalità secondo cui, davanti al Male il cittadino, invece di ribellarsi,
si arrende e ripete ino alla noia “Così funziona…”. Il silenzio e la rassegnazione del cittadino e dell’imprenditore sono impressionanti e inammissibili.

Non posso non riconoscere nella parabola di Berlusconi, la geniale massima di George Orwell: “Nel tempo dell’inganno
universale dire la verità è un atto rivoluzionario.” Appunto, fu il grido solitario di Berlusconi a richiamare l’attenzione della società verso le libertà del cittadino. I pregiudizi dei partiti tradizionali, dominati dal fanatismo delle ideologie, hanno reso dificile la condivisione da parte loro del richiamo di Berlusconi. Non solo, ma la classe politica ha trascurato consapevolmente il richiamo del cittadino imprenditore sulle seguenti questioni:

  • Il diritto alla proprietà e le libertà del cittadino. Il principio di merito contro i privilegi della classe politica. L’idea di un sistema maggioritario con due grandi partiti come condizione necessaria per la governabilità dell’Italia. Contro le ingerenze delle ideologie nella gestione del potere. L’evasione iscale e l’economia sommersa come conseguenza di un sistema di tasse che colpisce capillarmente e gravemente ogni aspetto dell’economia e della vita del cittadino.

Berlusconi non ha trovato il sostegno dei partiti tradizionali e nella seconda metà della sua parabola, in un certo senso, ha abbandonato le idee che avrebbero dovuto trasformare l’Italia in una moderna democrazia. Il cittadino e la classe politica devono avere piena consapevolezza dell’importanza del diritto naturale come pietra miliare dello stato liberale e delle democrazie moderne. La scarsa conoscenza di questi argomenti rende impossibile la comprensione dell’evento Berlusconi e della situazione attuale dell’Italia. Trattare in due paginette questa fase drammatica della nostra storia moderna, sarebbe una speculazione
e una pura banalità.

L’analisi di questo evento ha bisogno di conoscere l’idea dello stato liberale come quintessenza delle democrazie occidentali. Altrettanto indispensabile è la conoscenza della corruzione come fenomeno largamente diffuso e del diritto
alla resistenza, come una prerogativa naturale dell’Uomo, perino delle democrazie moderne.

Cercherò, quindi, di capire perché il coraggio di Berlusconi e la sua parabola sono la più eloquente espressione del conlitto tra i cittadini e la politica. In questo conlitto riconosco l’ipocrisia del sistema contro l’ideale quasi infantile del nostro Uomo, tanto amato ma incompreso nelle sue idee da molti suoi concittadini.

Ringrazio la mia amica prof.ssa Elettra Bertini, mia figlia Dott.ssa Alda Frasher e il mio amico Avv. Valerio Pratillo Hellmann per gli utili consigli che mi hanno dato durante la scrittura di questo libro.

Anticipo il mio sincero ringraziamento ai lettori che mi vorranno inviare le loro eventuali osservazioni dopo la lettura di questo libro.

1 Jürgen Habermas, “Storia e critica dell’opinione pubblica”, Editore Laterza, Roma 2006.

Kontakt: afrasher71@gmail.com

Kanë thënë për librin:

Francesco De Sio Lazzari, profesori i filozofisë në Universitetin Oriental të Napolit

Ështe i pari libër, që me analizën e tij superon nivelin gazetaresk të librave që e paraprijnë.

Foto në ballinën kryesore:

Far në ishujt Eolie, afër ishullit më të madh, Lipari

 

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